Al Castello la «Divinazione» di Allegra Hicks è un rito di passaggio
Scrive Marina Maghetti, mia carissima amica, poetessa e filosofa: «Nel cuore del percorso...
Ueee, cos’è questo, miele? Sì, miele. Ma questo è un po’ diverso: è libero, è selvatico. Ed è proporzionale. Ma come? Te lo spiego: è proporzionale al paesaggio che lo contiene. Meno bellezza vedi in giro, meno miele avrai… Fatti un po’ di calcoli, fai pure una ideale circumnavigazione.
Vorrei essere molto breve. Ho atteso finora, a funerali compiuti… Prendiamo la Tragedia, per caso.
È un soffio vorticoso, vibrante ma morbido e nobile, ritmato, e non è un rumore banale: arriva dalla cucina, è il suono delle uova appena sgusciate e poi battute rapidamente da mamma Iolanda. Ed è una danza aperitiva, il segnale per papille e pupille: «Rosà, stanno preparando le mozzarelle in carrozza per noi!». Un bagliore soddisfatto s’impossessa dello sguardo di Rosanna.
Confesso che ho sbirciato. Prima dell’inaugurazione, mi ero intrufolato per qualche minuto nel work in progress dell’allestimento. Incompleto, ma struggente. C’era stata la complicità indiretta di un portone aperto e di una attrazione fatale… incrociando in terrazza l’entusiasmo a fior di pelle di Cristina e Nicola Mattera. E sono tornato per l’inaugurazione col cuore in gola, a collazionare conferme e sorprese automatiche.
«Bubbessa». Vi dice niente? È una parola femminile. Ma è nata come un soprannome maschile, trasformato poi in un ampio appellativo familiare che ha il sapore e il potere del mare.
C’è tutto questo, in un termine curioso che s’infila di prepotenza nel gomitolo delle storie mediterranee; e che non si trova altrove nel mondo, se non a Ischia Ponte.
Il lampo del titolo è un’illuminazione, legata a un riflesso speciale, quello arcobalenico della lampuga che si batte sotto la barca prima di mollare e lasciarsi tirare su: è un flash scenografico che si fa flashback e gioco di parole. Come piace a me.