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Ha proprio ragione, Carla Tufano: «La mostra di Mattotti, maestro internazionale di illustrazione contemporanea, iscrive Villa Arbusto e il suo museo civico in una geografia di centri d’arte nei quali l’offerta turistico-culturale può essere tranquillamente inserita tra le più importanti e prestigiose del Mezzogiorno». La mia amica Carla, assessora alla Cultura e vicesindaca di Lacco Ameno, è in prima fila da tempo per codificare una missione quasi impossibile, quella di inchiodare una lucettina intermittente sulle menti insulari (e non solo): la Cultura Vera fa crescere la qualità di un paese, produce ricchezza a tutto tondo. E fa bene al corpo (sociale).

 

Le variazioni sul tema sono infinite. Farine e nuvole; semole, panetti e grammi; lieviti madri e padri, e lievitazioni lunghe o farlocche; paste cresciute o screscitate; forni, a legna, a gas, elettrici; e poi, leggerezza, umidità ed elasticità; pioggia, sale e sole…

 
Mi faccio un regalo. E lo condivido. Per il VentiVentuno del secolo 21. Cabalisticamente non è niente male, andate a verificare. E poi, nella Smorfia, il 21 è la «donna nuda». Ahi, ahi. Così ho deciso di sollevare il velo… di una storia «bellissima e buonissima». Necessaria. Che mette al suo posto un po’ di cose. È la vera storia della Zingara, il famoso panino della movida.

 

Conigli di qua e conigli di là. Si fa presto a dire «coniglio all’ischitana», piatto totemico, ricetta identitaria. Alla prova – in trattoria o ristorante - le delusioni superano ampiamente le soddisfazioni.

 

È un soffio vorticoso, vibrante ma morbido e nobile, ritmato, e non è un rumore banale: arriva dalla cucina, è il suono delle uova appena sgusciate e poi battute rapidamente da mamma Iolanda. Ed è una danza aperitiva, il segnale per papille e pupille: «Rosà, stanno preparando le mozzarelle in carrozza per noi!». Un bagliore soddisfatto s’impossessa dello sguardo di Rosanna. 

 

«Bubbessa». Vi dice niente? È una parola femminile. Ma è nata come un soprannome maschile, trasformato poi in un ampio appellativo familiare che ha il sapore e il potere del mare.

C’è tutto questo, in un termine curioso che s’infila di prepotenza nel gomitolo delle storie mediterranee; e che non si trova altrove nel mondo, se non a Ischia Ponte.

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