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Confesso che ho sbirciato. Prima dell’inaugurazione, mi ero intrufolato per qualche minuto nel work in progress dell’allestimento. Incompleto, ma struggente. C’era stata la complicità indiretta di un portone aperto e di una attrazione fatale… incrociando in terrazza l’entusiasmo a fior di pelle di Cristina e Nicola Mattera. E sono tornato per l’inaugurazione col cuore in gola, a collazionare conferme e sorprese automatiche.

 

Quando torno sulla terrazza del «Miramare e Castello», albergo che ha nel nome la sintesi apologetica del bello made in Ischia, immagino puntualmente di essere ospite sul ponte di uno yacht di lusso… poi sorrido e penso che la barca migliore è quella dell’amico. Eh!

 

Stavolta sembro fuori contesto. Apparentemente. Recupero una «cosa» di qualche anno fa perché l’ultimo dei due protagonisti di questa storia se n’è andato in questo novembre del Venti Venti per colpa dell’amore per la sua gente: don Angelo Iacono, sacerdote. Ha raggiunto la sorella Pierina,neppure troppo tempo dopo di lei. Con loro questa storia è finita. Oppure no? Per ora ve la ripropongo nel modo in cui la raccontai. Con dedica.

 

Eh, lo so, con questo titolo rischio la blasfemia. Sarò pure irriverente, ma mi stuzzica evocare una delle leggende ischitane più famose che, cavalcando la storia vera di un’amicizia epocale, narra dell’amore segreto tra Michelangelo Buonarroti, il genio della Cappella Sistina, e la poetessa Vittoria Colonna, marchesa di Pescara.

 

Conigli di qua e conigli di là. Si fa presto a dire «coniglio all’ischitana», piatto totemico, ricetta identitaria. Alla prova – in trattoria o ristorante - le delusioni superano ampiamente le soddisfazioni.

 

Fotografo la bottiglia di «Castello» stappata da un bel po’, ormai in tarda serata, poggiandola sul parapetto che dà le spalle alla maestosa cupola della Chiesa dell’Immacolata.

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